Settembre 2, 2019

Parliamo con Danilo, il tecnico tuttofare

L’assistente del quale non si può fare a meno

Il lavoro nel campo della fotografia non si limita esclusivamente agli scatti e ai servizi fotografici; dietro ogni progetto portato a termine, c’è il lavoro di una squadra intera che viaggia in armonia nella stessa direzione, un lavoro fatto anche di cognizioni tecniche, meccaniche e di molta passione.

Chiediamo a Danilo di svelarci qualcosa in più sul suo mestiere partendo dal settore Still life.

danilo

Danilo, cosa significa per te una foto Still life?

Dal punto di vista tecnico lo Still life è la fotografia di uno o più oggetti o prodotti, con la finalità di magnificarli e di suscitare emozioni. Il mio compito in sala di posa è quello di creare le condizioni di ripresa ideali.

Parliamo della tecnica, come organizzi un set fotografico?

Per prima cosa mi confronto con Nadia per capire qual è il tipo di ripresa che intende realizzare, se la foto sarà ambientata rendendo necessaria la ricostruzione di un ambiente, se il soggetto dovrà essere sostenuto da un piano o da un supporto fuori campo, quale sia il mood finale dell’immagine…

Qual è il supporto più originale che hai inventato per posizionare un prodotto?

In sala abbiamo dei cassetti pieni di supporti di ogni genere, più o meno pesanti, trasparenti, neri, bianchi, raramente colorati perché potrebbero dare altre colorazioni dominanti all’immagine; se penso a dei supporti originali ricordo con tenerezza e divertimento i primi anni di lavoro quando usavamo dei barattoli di pomodori pelati rivestiti di cartoncino nero, ottimi e pesanti al punto giusto. Anche i tecnici devono essere creativi! Ma molto più frequentemente bisogna progettare supporti complessi in cui le mie capacità tecniche che spaziano dalla meccanica all’elettronica sono indispensabili. Capita perfino che mi debba appoggiare a uno studio ingegneristico.

Parliamo della luce, che effetti ottieni con le diverse luci che avete in studio?

La luce è tutto in fotografia! Nadia, in particolare, ha una grande sensibilità nei confronti della luce ed è il suo principale strumento. Ha creato ill suo stile e le viene riconosciuto. Un fotografo di still life come Nadia conosce ed ha già in mente gli effetti che vuole ottenere, e l’assistente ha il compito di posizionare le varie luci nel set seguendo le sue indicazioni. Abbiamo a disposizione varie tipologie di illuminazione: morbide, dure, di schiarimento, a spot, sagomate, ecc. Si ottengono effetti molti diversi tra loro anche utilizzando gli accessori sulle “torce”, i nostri punti luce, lampeggiatori elettronici che danno una luce pura, velocissima e che non danneggia o surriscalda il soggetto. Una luce chiamata “pilota” serve a controllare in anteprima l’effetto che il lampo creerà sul soggetto.

Proseguiamo con altre domande più generali sul tuo lavoro.

Parliamo degli strumenti: ne hai di preferiti? Quali non devono mai mancare e quali possono fare la differenza?

Ci sono alcuni oggetti che non possono mancare in sala di posa: uno di questi è senza dubbio il nastro adesivo. Ne abbiamo di tutti i tipi e dimensioni, adatti a fissare oggetti, fondali e supporti. Altra strumentazione indispensabile è composta dagli stativi e delle clamp, pinze multiuso brevettate da Manfrotto: davvero insostituibili! I pannelli riflettenti sono a loro volta utilissimi; noi usiamo quelli fatti di polistirolo che risultano leggeri e sagomabili.

“La luce è tua amica”, parole tue…spiegaci cosa intendi e perché secondo te è importante.

Questa è una domanda per Nadia: lei ha un rapporto più intimo con la luce. A me invece qualche volta fa arrabbiare… A parte gli scherzi Nadia è molto esigente, spesso devo inventarmi qualcosa su due piedi per poter ottenere qualche effetto particolare…

Quanto è importante avere un supporto e uno staff che ti aiuti e ti sostenga durante e dopo i set?

Penso che le cose migliori escano da un lavoro di equipe dove tutti rispettano i ruoli degli altri.

Quanta post-produzione c’è dietro a una fotografia professionale di qualità?

La post produzione ha raggiunto livelli di importanza sempre maggiori in questi anni. Non deve però essere un mezzo per rimediare a qualcosa che non si è saputo fare in sala di posa, ma uno strumento creativo per ottenere effetti ben ponderati.

Raccontaci qualcosa sulla fotografia professionale che non ci aspetteremmo.

Non tutti sanno che nella fotografia professionale si utilizzano delle fotocamere dette “a corpi mobili” o, più volgarmente, a banco ottico. Sono simili a quelle usate dai fotografi del secolo scorso: hanno un soffietto che unisce l’ottica al piano focale ma montano un sensore digitale di grandi dimensioni e grandissima qualità al posto della vecchia pellicola.

La preparazione del set è cosa banale o va studiata? Quanto tempo gli dedichi?

Preparare un set non è mai banale. Una cosa di fondamentale importanza è che bisogna lasciare intorno al soggetto molto spazio per posizionare le luci ed evitare riflessi indesiderati. Questo è uno dei motivi per cui è indispensabile avere una grande sala di posa come la nostra, che fruisca di una elevata altezza, utile anche per controllare meglio la luce. Alcune situazioni richiedono più tempo di altre, a volte anche intere giornate. Le condizioni più difficili le troviamo fuori sede quando dobbiamo fotografare contesti già esistenti, di ogni tipologia. Capita, ad esempio nella fotografia industriale, di riprendere macchinari lunghi decine di metri: in questi casi si rendono necessarie piattaforme aeree a bordo delle quali dobbiamo installare fotocamera e computer, e provvedere a illuminare al meglio il soggetto utilizzando con attenzione un adeguato numero di punti luce.

Richiedi ora un preventivo gratuito e senza impegno

per un servizio fotografico professionale
che eleverà il tuo business.


RECENT POSTS

Chiamaci!